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Le Parole del Domani

Lentamente, il capo coperto dal cappuccio, salgo il viottolo aspro che porta al Tor, la dove Mirthin e Morgain attendono, immoti, in muto colloquio con la Dea.
Come lo so dato che non sono con loro? Perché così prevede il rito e nulla potrà mai cambiarlo.
Non un solo rumore intorno a me, solo odo il battere frenetico del mio cuore correre al ritmo della caccia selvaggia.
Le rune sui miei polsi dicono l’unione futura: due nomi separati, uno a destra, l’altro a sinistra uniti da un unico corpo.
Così deve essere!
O almeno così le sacre rune hanno detto quando Mirthin le ha interrogate: ora occorre l’assenso della Madre, e così, nel buio e nel silenzio, salgo verso la cima.
Sono sola come è giusto che sia, nessuno oltre me può ascoltare le parole della dea.
Il vento della notte, fresco e leggero, mi sfiora il viso, quasi un invito ad affrettarmi, ad accelerare il passo, ma non devo permettere che avvenga: chi sale il Tor deve farlo con rispetto, lentamente, assaporando la notte, lasciando lungo la salita affanni e gioie, ricordi e speranze, nulla deve giungere alla polla sacra se non un cuore vuoto che attende di essere riempito…….e vuotare il cuore richiede tempo…..molto tempo!
Nella mia mente la voce di Mirthin risuona come un monito
“Lascia ogni cosa dietro di te, vuota il cuore! Nulla deve giungere all’acqua tranne te e le rune che ora segnerò sui tuoi polsi, il resto è necessario che tu lo perda per via ”
Profonda e solenne è quella voce, senza traccia di ira o amore né di alcuna emozione che non venga dalla madre e quando Mirthin parla echi lontani di passate ere vi risuonano.
“Indossa il mantello e cela il capo nel cappuccio, non prendere alcuna luce, non portare nessun compagno né nessuna compagna, prendi il bastone che ti fu consegnato, simbolo di ciò che sei e sali verso la cima quando sentirai la Madre chiamare. Noi saremo li. ”
Così ha aggiunto Morgain…..e sono andati.
Ho atteso per giorni, una notte dopo l’altra, serena e calma finchè la chiamata è giunta: questa notte saprò se le rune che sbiadiscono sui miei polsi sono il volere della Madre o se l’acqua della sacra polla le cancellerà lasciando al loro posto un altro domani.
Ho atteso serena e calma, ma ora che i ricordi e le speranze si affollano in me, ora che devo lasciarli alle mie spalle, l’animo si agita inquieto e il cuore accelera.
Salgo da sola, ma sola non sono, che intorno a me i fantasmi di ieri fanno la loro comparsa: ombre liete od oscure e uno ad uno svaniscono e l’animo diviene ad ogni passo più leggero.
Sono quasi in cima ora e già scorgo l’argento della luna riflettersi nell’acqua delineando i contorni di ghiaccio delle due vaghe figure che attendono il mio arrivo.
Mancano pochi passi ormai, ma ancora non posso percorrerli: un ultimo fantasma resta, tenace, e non vuole lasciarmi.
Sapevo che sarebbe stato il più duro da abbandonare ed anche Morgain lo sapeva.
“Non portarlo con te se vuoi che la Madre ti ascolti. Lascialo indietro e bada che sarà tenace ed ostinato e non vorrà lasciarti. Sconfiggilo o la tua strada stata inutile. ”
Lentamente rialzo il capo e mi fermo al limitare del cerchio che Mirthin ha tracciato all’inizio della notte, prima ancora che io iniziassi la salita; prima di entrarvi devo combattere l’ultima battaglia, devo scacciare da me il volto dell’amore e lasciarlo qui ad aspettarmi, perché se varcherà con me quel cerchio allora lo perderò per sempre e tutto sarà davvero stato vano.
Immobile sull’orlo del destino fisso il volto che amo e lo respingo, lo allontano decisa e irremovibile, senza badare al cuore che urla ferito, uno ad uno recido gli invisibili fili che lo legano a me e li lascio cadere ai miei piedi, uno ad uno li rinnego.
Infine anche l’ultimo filo d’amore giace, come una povera cosa morta, tra l’erica e, svuotata di ciò che ero, entro nel cerchio.
Piccola figura senza nome né volto avanzo e prendo dalle mani della Dama la coppa e mentre il Bardo intona l’antico canto,l’immergo nella polla argentea e la ritiro gocciolante e colma.
Come vuole l’antico rito ne offro parte alla terra versandola avanti a me, lasciando che vada a formare una piccola chiazza scura ai miei piedi, poi bevo il resto mentre la voce della Dama s’unisce a quella del Bardo ed insieme completano il canto chiedendo alla madre di stabilire per me il domani.
Ad occhi chiusi attendo che le ultime parole si perdano nella notte e sento il tocco di due mani, diverse eppure simili, una sul polso destro, l’altra sul sinistro….un tocco lieve come un soffio.
Sento, senza vederle, le rune incendiarsi per un istante, sento caldo e freddo insieme, poi tutto finisce e cala la quiete.
Riapro gli occhi e vedo i volti sorridenti di Morgain e Mirthin
“La Madre ha parlato – la voce di Morgain è un sussurro nel buio – guarda la sue parole. ”
Levo le mani davanti a me e le volto in modo da poter vedere l’inerno dei polsi : le rune sono ancora li e risplendono nel buio d’una debole luce blu, freddo fuoco che va spegnendosi.
La Madre ha parlato….il domani è scritto….il suo nome ed il mio uniti,intrecciati l’uno all’altro su entrambi i polsi.
Grata, il cuore che canta danzandomi nel petto, mi inchino all’acqua, al Bardo ed alla Dama e ridiscendo e ad uno ad uno riaccolgo in me ricordi e speranze, dolori e gioie, ogni cosa che salendo avevo abbandonato.
E per primo riaccolgo il volto dell’amore.
Quasi correndo torno la da dove sono partita, la dov’è colui il cui nome è ora intrecciato al mio.
Giungo ansante da lui che attende da ore, nel silenzio e nell’oscurità, un ultimo passo e gli sono davanti, gli tendo le mani.
Le prende e legge i nostri nomi intrecciati e vedo la gioia sul suo viso, poi lentamente, con l’infinita dolcezza di cui solo lui è capace, mi accoglie tra le sue braccia ed il sorriso danza nei suoi occhi e, ancor più lentamente, impiegando un tempo che pare quasi infinito, il suo viso si accosta al mio e le sue labbra finalmente si uniscono alle mie in un bacio che contiene tutto il nostro domani.

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